La vile aggressione subita a Lucera da Favonio, allenatore del Copertino, e l'omertosa difesa della società lucerina, non sono altro che l'ennesimo esempio di degrado e inciviltà che infesta i nostri stadi. L'accoglienza che i dirigenti del Bisceglie offrono in tribuna sembra un comportamento trascendentale quando, invece, dovrebbe essere la regola fondamentale dello sport.
Ma lasciando da parte hostess e pasticcini biscegliesi (beati loro), per rendere uno stadio più accogliente basterebbe la correttezza e la sportività.
Sapere almeno che si entra e si esce interi da uno spazio in cui le regole di civile convivenza (e la legge) vengono rispettate. Invece gli stadi continuano ad essere un luogo di anarchia e violenza. Una specie di extra-territorialità dove l'insulto, la provocazione, la violenza sono di casa dentro e fuori dal campo.
Siamo nel 2000 ma questo sport, soprattutto in Italia, continua ad essere retaggio di una sottocultura, infarcita di faziosità, volgarità, razzismo e ignoranza, molto dura da estirpare.
Non mi sorprende che molti giovani (e famiglie) negli ultimi decenni si siano indirizzati verso altri sport (volley, basket etc) dove tranne episodi (ancora) isolati c'è molto più fair-play tra giocatori e spettatori.
Siamo nel terzo millennio, quello della scienza e della tecnologia, ma le telecamere in campo non fanno altro che riprendere labiali irripetibili, colpi proibiti e sputi in faccia. Addirittura domenica a Genova il segnalinee voleva aggredire un dirigente doriano che gli aveva fatto notare il gol di mano di Kaladze. Incredibile.
Tutti si sentono autorizzati a farsi giustizia sommaria!
Certo gli esempi che ci vengono dalle istituzioni calcistiche (da Carraro e Moggi in giù) sono sconfortanti, ciò non toglie che comunque bisogna cercare rimedio.
A Nardò abbiamo pagato tanto per gesti sconsiderati (forse oltre misura), ma se vogliamo parlare di nuovo corso del calcio neretino non dobbiamo solo intendere il raggiungimento di play-off o promozioni, ma anche una ritrovata sportività fatta di correttezza e rispetto delle regole.
La speranza che Nardò calcistica abbia finalmente voltato le spalle a due anni bui di punizioni e recidive.
La speranza che lo stadio (intitolato a Giovanni Paolo II!!!) possa diventare luogo di aggregazione civile (chiaramente non è una chiesa!), e non scenario di sopraffazione.
Le intenzioni (e i fatti) della tifoseria organizzata Granata sono positivamente indirizzate e sia nella sconfitta che nella vittoria si stanno evidenziando maturità e intelligenza. Il dialogo con la società, l'azione di mobilitazione e sensibilizzazione della città nei confronti della squadra in momenti delicati della stagione, stanno a testimoniare una crescita tangibile e concreta della tifoseria neretina.
Ora è importante seguire questa strada ed evitare di cadere vittima delle provocazioni e dell'inefficienza di una categoria dilettantistica (fatta anche di arbitraggi insulsi) che non ci compete.
I traguardi da raggiungere sono tanti, ma il primo, quello della sportività, non deve essere fallito a prescindere dal risultato sportivo.
Torniamo ad essere fieri di ESSERE NERETINI!
Alexx per Nardocalcio.com