| NUOVA
NARDO' |
0-0 |
OSTUNI
CALCIO |
Un Nardò inguardabile impatta con l'Ostuni. Una partita modesta per spettacolo e contenuti mette in evidenza lo stato di assoluta inerzia della compagine Granata. Occorre una scossa. Prima che sia troppo tardi.
NARDO’: Bassi, Russo, Montefusco, Branà, Antico, Carnevale, Rucco (Lubello 20’ s.t.), Parente, Nobile, Scarpello (Montefrancesco 10’ s.t.), Presicce. In panchina: Gabrieli, Capuano, Sepe, De Noto, Stefanizzi. All. Ciullo.
OSTUNI: Petranca, De Cesare, De Cristoforo, Abbrescia, Amato, Trovato, Razzini, Stanzione, Maraschio (Gaglione 23’ p.t.), Giammarinaro, Crupi. In panchina: D’Aversa, Fumarola, Parisi, Rizzi, Greco, Caggianelli. All. Ciraci.
ARBITRO: Lacalamita di Bari.
NOTE: ammoniti De Cristofaro, Trovato, Stanzione, Amato. Angoli 3-2 per il Nardò.
Il solito Nardò inconsistente, impotente, confusionario. Costretto ad accontentarsi di un pari anemico e deludente sotto il cielo grigio di una malinconica domenica di febbraio. Un nulla di fatto che fa salire ad otto il numero di esibizioni consecutive interne senza neanche l’ombra di un successo. E qualora si consideri che nelle ultime diciassette gare i granata hanno collezionato appena due vittorie (Capurso e Apricena), l’unico mistero del campionato probabilmente più mediocre degli ultimi venti anni di calcio neretino è come mai questa squadra riesca ancora a tenersi soltanto ai bordi della zona play-out. Ma fino a quando? Perché neanche il più inguaribile degli ottimisti, producendosi nel più disinibito sforzo di fantasia, riesce a capire come, dove e quando questa squadra possa raggranellare i dodici-tredici punti necessari per guadagnarsi la salvezza diretta.
Insomma soltanto la classifica attutisce, almeno per il momento, gli effetti di una crisi di gioco che ha ormai assunto dimensioni davvero gigantesche. Una crisi, dal sapore di lungo corso, abbrutita ancor più dalla costante emergenza infortuni. Contro l’Ostuni k.o. oltre a capitan Paglialunga, proprio quegli uomini deputati per caratteristiche tecniche (Umbro, Cillo, Casaluci) a offrire un contributo di idee, fantasia e velocità ad una squadra incapace strutturalmente di proporre gioco in maniera ragionata e corale. Ecco allora che una di quelle partite da vincere ad ogni costo, per esigenze di classifica e levatura dell’avversario di turno, si trasforma nella solita mediocre recita, infarcita di non gioco. Esito inevitabile quando manca il minimo di creatività in un centrocampo strutturato su una coppia di incontristi (Branà Parente) al centro e privo di dinamismo e personalità sugli esterni laddove gli under Rucco e Scarpello hanno riconfermato limiti ampiamenti noti. Aggiungeteci la rigida organizzazione difensiva a cinque dell’Ostuni e comprenderete l’ennesimo pomeriggio da incubo dei malcapitati Nobile e Presicce costretti a girare al largo per giocare qualche insignificante pallone.
In un tale contesto il rischio è quello di offrire il fianco alle ripartenze ospiti. Perché l’Ostuni, nonostante una condotta di gara molto accorta e pratica, non disdegna per nulla di portare minaccie dalle parti di Bassi. Abbrescia è intelligente nell’orchestrare in partenza il gioco dell’Ostuni, Crupi abile nel muoversi lungo il fronte d’attacco e favorire gli inserimenti offensivi di Stanzione e Giammarinaro. Discreta la rapidità di Maraschio prima e successivamente Gaglione, partner di Crupi in attacco nell’aggredire gli spazi. E così i primi tentativi offensivi sono proprio di marca gialloblù. E già al 2’ Bassi va in difficoltà su una botta centrale di Amato, imbeccato da Crupi, esibendosi in una presa difettosa. Al 15’ Crupi propizia l’inserimento di Giammarinaro la cui conclusione dal limite è neutralizzata da Bassi. La manovra frammentaria del Nardò non lascia il segno fino al 18’, quando il primo traversone di Scarpello si trasforma in palla gol grazie all’imperizia di Petranca, la cui uscita a vuoto, consente a Rucco di liberare un destro in diagonale che sfila di poco a lato. Alla mezzora l’unica azione congegnata con un minimo di criterio dal Nardò. Tocco corto di Rucco per Presicce la cui conclusione di prima intenzione brucia le mani di Petranca: sulla respinta corta non c’è nessun granata nei paraggi per la deviazione sottomisura. L’Ostuni però è sempre pronto a pungere e al 34’ si divora una grandissima occasione. Abbrescia affonda su una immensa prateria che si apre sul fianco destro del Nardò, penetra in area dalla linea di fondo e serve un assist delizioso per Gaglione, che da pochi metri calcia centralmente consentendo la respinta di Bassi. Il tempo si chiude con una punizione a fil di palo di Nobile.
E con il primo tempo va in archivio anche la partita. La ripresa è di una noia assoluta. Si gioca a ritmi blandi perché la crisi di gioco del Nardò si acuisce ancor di più, anche per colpa di una montante fatica, alla quale non c’è rimedio anche per l’assenza di vere alternative in panchina. Ciullo si gioca senza esito le carte Montefrancesco e Lubello. In più l’Ostuni inasprisce il suo atteggiamento attendista, diradando le sortite offensive e chiudendo ogni varco con vigore e intelligenza. E così non si registra alcuna azione degna di nota, mentre il Nardò affoga nella sua mediocrità. Peraltro i granata non riescono a sfruttare neanche le palle inattive. Almeno fino al 45’, quando una punizione calciata da Parente dalla trequarti, giunge in piena area sui piedi di Carnevale, incapace però di imprimere forza ed angolazione alla palla, che termina placidamente tra le braccia di Petranca.
LE INTERVISTE DEL DOPOPARTITA
Si respira un’aria pesante nello spogliatoio del Nardò. L’ipotesi dell’esonero di Ciullo per la prima volta fa capolino nelle ipotesi di lavoro del direttore generale Massimo Alemanno.
“E’ inutile nascondersi che la stagione si è incanalata su una china pericolosa. Quel che più preoccupa è questa apparente mancanza di reazione della squadra ad una situazione che va facendosi sempre più critica. In un tale contesto la società non può escludere alcuna soluzione, ma deve esaminare ogni aspetto con molta razionalità. Bisogna provare anzitutto a capire se le responsabilità possano essere addossate solo al tecnico. Francamente mi parrebbe troppo semplicistico e poi chi ci assicurerebbe che rimosso il tecnico avremmo risolto i nostri problemi. D’altronde mi pare che ragionando a posteriori l’allontanamento di Pettinicchio non abbia risolto i problemi”.
E’ ovviamente deluso della prestazione della squadra il tecnico granata.
“Mi aspettavo di più nella fase iniziale dell’incontro. Che potessimo andare in difficoltà a gara in corso era da mettere in preventivo, per le tante assenze e la fatica accumulata con le tre gare giocate in sette giorni, ma l’approccio alla partita è stato negativo. Limiti tecnici e assenze a parte, mi sarei atteso una prestazione di maggior vigore sotto l’aspetto agonistico. Occorreva cercare di più il gioco sulle fasce per sfruttare al meglio gli spazi che derivavano dalla difesa a cinque dell’Ostuni. E invece gli unici che hanno tentato di proporsi sugli esterni sono stati Nobile e Presicce”.
Solo la classifica in questo momento maschera la dura realtà.
“La realtà è che bisognerà lottare col coltello tra i denti fino all’ultima giornata per guadagnarsi la salvezza. E’ chiaro che proseguendo su questi ritmi, la permanenza diventa una chimera. Purtroppo sarà una corsa con l’handicap di limiti di organico ben noti. A quelli ormai non si può più porre rimedio, a parte il recupero degli infortunati. Dobbiamo invece crescere sotto il profilo della grinta, della cattiveria, della rabbia da mettere in campo per uscire fuori da questa situazione”.
La ritrovata affidabilità difensiva è l’unica nota lieta di una giornata da dimenticare.
“Magari se fossimo incorsi in un errore gratuito, come ci è capitato contro il Novoli o l’Altamura, ora saremmo qui a commentare una sconfitta. E invece oggi la retroguardia non ha concesso quasi nulla ad un Ostuni, che pure nel primo tempo è stato insidioso nelle ripartenze. L’affidabilità difensiva deve essere una delle basi sulle quali costruire la nostra salvezza. Anche se è un reparto dove paghiamo a caro prezzo l’infortunio di Paglialunga, che oltre alle innegabili qualità tattiche e temperamentali, tra tutti i difensori centrali in organico è l’unico mancino”.
Michele Climaco per Nardocalcio.com
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