NARDO’ - BARLETTA 0-1

NARDO’: Quarta,

Citto, Christ, Stefanizzi, Paglialunga, Antico, Savino (Frisenda 28’ s.t.), Volturo, Ruberto, Dettù (Prisciano 15’ s.t.), Pellegrino (Zagaria 28’ s.t.). In panchina: Peluso, Giannotta, Elia, Lepore. All. Pettinicchio.

BARLETTA: Monaco, Rizzi R., Rubini, Landini (Cormio 39’ s.t.), Gusmai, Carelli, Balducci, Di Bari Sav., Capogrosso (Rizzi F. 41’ s.t.), Medico, Lanotte V. In panchina: D’Elia, Cuocci, Di Bari S., Ricatti, Berardino. All. Chiricallo.

ARBITRO: Roca di Foggia.

Marcatore: Lanotte V. 34’ s.t.

Ammoniti: Rizzi R., Citto, Volturo, Antico, Ruberto.

La sconfitta bussa alla porta quando il Nardò si prepara a raccattare un prezioso punticino. Tutto sommato meritato, nonostante una ripresa di discreta sofferenza, perché il Barletta non riesce ad abbinare la pericolosità alla intensa mole di gioco, che pure la squadra di Chiricallo produce con discreta continuità per gran parte del secondo tempo. Tant’è che fino al gol di Vincenzo Lanotte, superbo per la qualità della manovra da cui deriva, l’unico serio rischio corso da Quarta è il gol annullato a Medico, nove minuti prima del patatrac, per un fuorigioco evidente anche dagli spalti e prontamente segnalato dal guardalinee. Episodio che giunge proprio al culmine del periodo migliore del Barletta, che poi continuerà a ruminare giocate e manovre senza più scalfire la barriera difensiva granata, imperniata sugli insormontabili Antico e Paglialunga, fino alla giocata show tradotta in rete dal più celebre dei fratelli Lanotte (ex Casarano, L’Aquila e Andria).
Le squalifiche di Di Sirio e Cillo e l’influenza che mette k.o. Battafarano proprio nella immediata vigilia dell’incontro costringono Pettinicchio a rimodellare assetto e formazione. Non volendo rinunciare all’affidabile coppia centrale Antico-Paglialunga, il tecnico granata opta per l’arretramento di Christ sulla corsia di sinistra della linea difensiva, mossa che comporta però il rischio di puntare sul quasi esordiente Stefanizzi (un ’88 reduce da uno scampolo di gara a Locorotondo) quale partner di Volturo nel cuore del centrocampo. Inoltre Savino eredita il posto di Cillo, mentre Dettù è preferito a Prisciano sul lato opposto della seconda linea. Chiricallo schiera il Barletta con un 4-3-3 che ha in Monaco, Rubini e Di Bari l’asse portante da cui poi si dipana il mobile terzetto offensivo composto da Lanotte, Medico e l’under Caporosso che svariano con continuità sul fronte d’attacco.

Si lotta con abnegazione, rigore tattico e vigoria atletica, su entrambi i fronti, per tutto il primo tempo. Gara intensa più che spettacolare con predominio territoriale del Nardò e un Barletta accortissimo nel presidio degli spazi. Si lotta a centrocampo, ma è il Nardò a tentare maggiormente le sortite offensive. Al 9’ Pellegrino chiama l’ex Monaco a distendersi sulla sua destra per intercettare un tiro non particolarmente insidioso dalla media distanza. Volturo prova a far decollare la manovra del Nardò, che però si dipana con difficoltà nelle strette maglie difensive ospiti. Con Savino incappato in una delle sue canoniche giornate grigie sulla fascia sinistra (una conclusione senza pretese dal limite al 34’ l’unico segno di vita del discontinuo talento granata), è Dettù che prova a vivacizzare di tanto in tanto il gioco sul lato opposto. E proprio da un traversone dalla trequarti di quest’ultimo, il Barletta corre un brutto pericolo al 26’: traiettoria del cross prima prolungata da una deviazione aerea di Rizzi R. in anticipo su Ruberto al limite dell’area e sulla quale poi incoccia di testa in velocità, in affannoso recupero, Balducci che quasi sorprende Monaco nella deviazione in angolo. La rara produzione offensiva del Barletta si spegne quasi sempre sulla trequarti e per chiamare in causa Quarta (interventi di ordinaria amministrazione) occorre la complicità di Roca di Foggia, che fischia tre punizioni dal limite (un paio inventate) per la gioia dello specialista Di Bari, che però non è in giornata di prodezze balistiche. E così il tempo si chiude con una opportunità per il Nardò. Capita al 40’ quando Pellegrino, su angolo battuto dalla sinistra, non sfrutta l’uscita a vuoto di Monaco, colpendo di testa con scarsa precisione, disturbato comunque dalla opposizione fisica di Gusmai che li è davanti.

Il canovaccio della gara cambia all’improvviso nella ripresa. Sospinto dal vento, dal calo fisico di un Nardò appesantito dalla battaglia infrasettimanale di Locorotondo, dalla bravura dei singoli, il Barletta assume il comando delle operazioni. La manovra della squadra di Chiricallo comincia a fluire facile in tutte le zone del campo, ma in fase conclusiva deve fare i conti con l’arcigna difesa granata. Lanotte allora, all’8’, servito dalla bandierina, ci prova dal lato corto dell’area, chiamando Quarta alla deviazione con i pugni. Sugli sviluppi del tiro d’angolo, il colpo di testa di Capogrosso si trasforma in una insidiosa palombella, ma Quarta segue la traiettoria e devia oltre la linea di fondo. Al 15’ una triangolazione tra Lanotte e Medico, con conclusione dell’attaccante di San Pancrazio che sfiora il montante. Al 25’ il già citato gol in scivolata annullato a Medico per fuorigioco, ispirato dal solito Lanotte. Pettinicchio immette forze fresche, ridisegnando la squadra con gli inserimenti di Zagaria, Prisciano e Frisenda, che determinano lo spostamento di Paglialunga a sinistra e l’avanzamento di Christ a centrocampo. L’ondata di piena del Barletta sembra essersi placata, quando al 34’ una spettacolare azione manovrata, con cinque passaggi di fila, rompe l’equilibrio del punteggio. L’azione del gol parte dalla fascia destra, si dipana centralmente passando per Di Bari, prosegue sull’out di sinistra dove una triangolazione ispirata da Medico, manda in bambola Citto e Prisciano che finiscono fuori posizione, facilitando il preciso assist al centro che Lanotte capitalizza con un perfido rasoterra, che non lascia scampo a Quarta.

Un brutto colpo, che però non smonta il Nardò. Nei pochissimi minuti che si giocano sino al fischio finale (la condotta ostruzionistica del Barletta è da manuale), i granata organizzano un generosissimo forcing finale, che per un nonnulla non sfocia nel pareggio. L’occasionissima capita al 44’: punizione di Volturo dalla trequarti, ponte aereo di Antico e deviazione di testa di Frisenda che incoccia sul palo, da posizione defilatissima ci riprova Paglialunga, ma la sfera va nuovamente ad infrangersi sulla base del palo. C’è ancora tempo per un ultimo sussulto al 48’: il sinistro incrociato di Ruberto dal limite, fuori dalla portata di Monaco, si spegne di poco sul fondo.

Giovedì si replica. Nuovo appuntamento al Comunale, avversario il Francavilla. Non è l’avversario ideale per ricominciare una serie positiva, ma i risultati delle dirette concorrenti impongono un riscatto immediato per evitare un nuovo impantanamento nelle sabbie mobili della classifica.

Le interviste.
E’ un alternarsi di stupore e delusione questo dicembre di campionato del Nardò. Il sogno di una vertiginosa scalata della classifica, alimentata dal triplo successo in sette giorni (Taurisano, Noci e Altamura) pare già essersi esaurito proprio con la rapidità vertiginosa tipica dei sogni. Ecco allora la delusione del doppio k.o. in quattro giorni (Locorotondo e Barletta), subentrare allo stupore precedente e condannare nuovamente il Nardò alla dimensione vissuta per tutto il girone di andata, che è quella dell’aspra lotta per la sopravvivenza.

E c’è probabilmente la consapevolezza di un salto di qualità dell’intera stagione granata andato, almeno per il momento, in fumo (ma il calendario non è per nulla alleato del Nardò neanche nel prossimo futuro), a corrucciare Giacomo Pettinicchio, sopraffatto da un misto di rabbia e delusione subito dopo la prima sconfitta casalinga a porte aperte della stagione (in precedenza Altamura e Bisceglie avevano vinto nel deserto dei neutri di Galatina e Copertino).
“La rabbia –esordisce il tecnico granata- è il frutto di una sconfitta maturata sul finire di una gara, che tutto sommato stavamo conducendo in porto senza danni, nonostante la forza dell’avversario e le assenze che ci avevano costretto a ridisegnare la squadra, a discapito di equilibri complessivi che si erano ormai consolidati. La delusione deriva invece dal fatto che mi attendevo un maggiore contributo da chi è subentrato in campo a gara in corso e dal solito accanirsi della cattiva sorte, che ci ha impedito con il doppio palo di Frisenda e Paglialunga di riacciuffare proprio in extremis la parità�.

Quel forcing generoso quanto disperato non è bastato a riprendere un Barletta, che dopo un primo tempo poco appariscente, ha tenuto il campo nella ripresa con la sicurezza di una formazione in grado di capitalizzare al meglio bravura dei singoli e capacità organizzativa.
“La forza del Barletta è nei numeri e nella classifica –ammette Pettinicchio-, però nel primo tempo avevamo tenuto bene il campo, senza correre alcun pericolo e provando anche ad affondare i colpi. E’ innegabile che nella ripresa siamo andati in difficoltà, ma il loro gol è giunto quando il peggio sembrava ormai passato. E senza nulla togliere all’impegno e all’abnegazione di ragazzini come Stefanizzi e Dettù, io questa gara avrei voluto giocarmela senza regalare ad un avversario così forte gente come Battafarano, Cillo o lo stesso Di Sirio�.

E sul calo fisico registratosi nella ripresa ha sicuramente inciso il tour de force delle ultime due settimane, cui il Nardò ha dovuto aggiungere il recupero di giovedì scorso a Locorotondo.
“Novanta minuti in più nelle gambe rispetto al Barletta, alla fine si sono fatti sentire per una squadra come la nostra che non può certo concedersi molte varianti all’assetto standard. Partite peraltro giocate su campi pesanti, che hanno richiesto un surplus di energie�.

Non ha inciso alla fine sul risultato finale, ma l’arbitraggio di Roca è apparso davvero irritante. Punizioni da posizioni invitanti regalate di sana pianta al Barletta (fortunatamente lo specialista Di Bari non era in giornata) e in generale un evidente atteggiamento di accondiscendenza nei confronti della compagine ospite. Una impressione aleggiata sugli spalti e confermata da uno dei protagonisti in campo. “In campo abbiamo constatato quasi un rapporto confidenziale tra il direttore di gara e i giocatori del Barletta –rivela Alessio Antico-, non fosse altro per il fatto che chiamasse per nome quasi tutti i nostri avversari. E con la farsa dei falsi infortuni dei barlettani dopo il vantaggio, culminati nei grotteschi crampi che hanno colpito il portiere Monaco, si è giocato davvero pochissimo sino alla fine. Eppure con i pali colpiti da Frisenda e Paglialunga e con quel tiro di Ruberto finito di un soffio a lato, avremmo ampiamente meritato il pareggio. Una sconfitta contro il Barletta poteva pure esser messa in preventivo, ma per come è maturata è ampiamente immeritata. In definitiva non abbiamo sfigurato, abbiamo concesso poco anche nel loro periodo migliore e avremmo potuto recuperare lo svantaggio�.

Michele Climaco