Toro al capolinea.
Data: Venerdì, 25 gennaio @ 22:24:01 CET
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NUOVA NARDO' 1-2 CORATO CALCIO

Il Nardò gioca, il Corato vince. Questa la sentenza del match. Non è bastato un Toro molto costruttivo e intraprendente. Leonetti punisce le amnesie difensive. I nostri attaccanti sprecano.

Michele Climaco intervista Toma e Proto.



NARDO’: Bassi, Malerba, Montefusco, Lenti, Ricciato, Millan, Presicce, Tartaglia, Nobile, Tenzone, Cillo. In panchina: Di Marco, Lanciano, Fontana, Aloisi, Lepore. All. Toma.

CORATO: Di Vincenzo, Abbasciano, Damiani (Curci 32’ p.t.), Tursi, Abbrescia, Rizzi, Frascolla, Vurchio, Leonetti (Schirone 30’ s.t.), Tritta, Pasculli (Di Senso 7’ s.t.). In panchina: Quaranta, Grieco, Di Masi, D’Introno. All. Lotito.

ARBITRO: Di Stefano di Brindisi.

MARCATORI: Leonetti 5’ e 38’ p.t., Malerba 17’ s.t.

NOTE: Ammoniti: Lenti, Tenzone, Rizzi, Tartaglia, Tursi, Frascolla, Schirone. Angoli 5-1 per il Nardò.

La serie nera assume quasi le dimensioni del supplizio. Il Nardò resta pervicacemente fedele alle sue peggiori abitudini, anche nella giornata in cui cominciano ad intravedersi i contorni del gioco offensivo predicato da Toma. Ma non è bastato ad evitare l’ennesimo suicidio. Maturato ancora una volta lungo una linea difensiva ai limiti dell’inconsistenza, che anche questa volta ha dispensato disattenzioni ed errori gratuiti, tali da generare l’ennesima gara ad handicap. E quando poi il Nardò, scrollandosi di dosso il pesante fardello di una situazione difficilissima, ai limiti del psico-dramma, è riuscito ad assumere il comando costante delle operazioni impossessandosi del centrocampo, ha fatto i conti con i suoi attuali limiti offensivi. Perché con Zagaria out e la bruttissima copia di Nobile, un giocatore che appare fisicamente e psicologicamente provato, i granata hanno sprecato una caterva di palle-gol clamorose, che sfruttate adeguatamente, avrebbero consentito non solo di recuperare lo svantaggio, ma addirittura di vincere la partita con un discreto scarto di gol. E così il Nardò si è suicidato una seconda volta e anche il pareggio è rimasto un’utopia. Anzi, solo un goffissimo intervento del portiere coratino, ha consentito ai granata di restare aggrappati al filo della speranza di una possibile rimonta.

Toma manda in campo gli undici uomini praticamente disponibili. Il dodicesimo, Calabuig, parte nuovamente dalla panchina. Davvero un mistero buffo, considerando la litania di errori ed incertezze collezionati da Lenti e Ricciato dall’avvento di Toma in panchina. C’è però la novità di Presicce sulla fascia e di Tenzone ipotetica seconda punta, ma in realtà libero di svariare, con profitto, su un’ampia porzione di campo. Il modulo del Corato prevede l’ex Leonetti boa centrale, con Damiani, Tritta e Pasculli ad alimentare il gioco d’attacco. Il regista coratino è il 40enne Vurchio, giocatore del Canosa ai tempi dello spareggio vinto a Fasano (campionato di Promozione ‘90-91).

In avvio il Nardò sembra intenzionato ad imprimere cadenza ed iniziative. E già al 3’ Cillo raccoglie un traversone dalla sinistra e in piena area impegna Di Vincenzo ad una non facile respinta. Ma il black-out difensivo è in agguato. Le luci stavolta si spengono al 5’: lunghissimo lancio in profondità dalla sinistra di Damiani, Leonetti elude il fuorigioco e vanamente rincorso da Lenti entra in area e infila Bassi con un rasoterra incrociato di impeccabile precisione. Non c’è che dire, sembra di assistere ad una recita andata più volte in scena. Su quel gol il Corato costruisce la sua partita. Ben attento in difesa e pronto a prendere d’infilata la svagata retroguardia granata, quando se ne presenta l’occasione. Il copione è sempre lo stesso: i difensori del Nardò preoccupati solo di far scattare il fuorigioco e il furbo Leonetti bravo a non cadere nella trappola e a fiondarsi indisturbato sui lanci lunghi dalle retrovie. L’attaccante coratino ci riprova al 19’, su lancio millimetrico di Vurchio (Bassi si salva con i piedi) e appone il suo secondo letale sigillo al 38’. L’ex granata stavolta è il terminale di una triangolazione tra Tritta e Pasculli, anche se probabilmente è in fuorigioco quando spinge il pallone in rete, all’altezza del secondo palo. Nell’occasione la difesa del Nardò, aggredita sul suo lato destro, annaspa terribilmente sulla rapida combinazione delle due mezzepunte neroverdi.

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Prima del colpo del k.o., frattanto il Nardò spreca almeno due buone occasioni, tutte e due con Nobile. Al 17’ colpisce di testa in libertà in piena area, ma spedisce a lato, poi al 21’ su invito di Tenzone prova a superare Di Vincenzo in uscita ma finisce con il calciargli addosso. Sull’ultimo attacco della prima frazione è invece Tenzone a seminare avversari come birilli sulla linea di fondo e poi da posizione defilatissima prova a trovare lo spiraglio giusto, ma il pallone si infrange sul palo.

Serra subito le file il Nardò nella ripresa, sospinto dall’orgoglio. Prende il sopravvento a centrocampo e manovra con discreta rapidità. La partecipazione al gioco è collettiva e vede positivi protagonisti anche Tartaglia e Millan. E mentre il Corato se ne sta rannicchiato nella propria metà campo, Presicce sforna assist e giocate con discreta continuità, mentre Tenzone non si ripete ai livelli del primo tempo. Al 6’ sul preciso cross del baby granata, Cillo e Nobile non incrociano sottoporta e la ghiotta occasione sfuma; al 16’ è Millan a spedire di destro di poco a lato un nuovo invito del talentino granata. Una idiosincrasia al gol totale. Per rimediare occorre una paperissima di Di Vincenzo. Goffissimo il tentativo di bloccare a mani troppo larghe un innocuo cross dalla destra di Malerba, con il pallone che si insacca tra l’incredulità generale.

Il Nardò trae nuova linfa da questo regalo e insiste. Ci prova senza fortuna al 23’ Tenzone, ma l’occasionissima la spreca nuovamente Nobile al 33’. Il centravanti granata intercetta da posizione favorevolissima un tiro-cross di Cillo, ma da pochi passi sparacchia su Di Vincenzo, che si salva senza merito alcuno. La cronica incapacità di sfruttare le palle inattive rende vani i calci piazzati di Tenzone e Cillo, che proprio dal limite (38’) chiama il portiere ospite alla respinta. Il Nardò perde una partita a lungo dominata e scivola in undicesima posizione. Unica consolazione di giornata, la sconfitta del Maglie e Massafra. Restano intatti gli undici punti di vantaggio dalla zona play-out, alla vigilia del derby.

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IL DOPOPARTITA

Si respira un clima di scoramento misto ad impotenza nello spogliatoio neretino, al termine dell’ennesima sconfitta. E’ la terza in quattro gare per Antonio Toma. Per certi versi simile alle precedenti, ma sostanzialmente diversa dalle altre. Perché se contro Liberty e Massafra il Nardò si era arreso senza lottare, stavolta generosità, carattere e coralità di manovra non sono mancate. Ma senza attaccanti in grado di tradurre in gol il buon volume di gioco e una organizzazione difensiva che poggia ancora su basi di argilla, alla fine resta solo da recriminare.

E le lamentazioni di Toma, nel giorno in cui la squadra ha mostrato di poter assumere una sua identità, partono proprio da questi limiti che alla fine hanno condannato il Nardò alla settima sconfitta di un campionato, che purtroppo è destinato ad andare avanti per altri tre mesi, con l’unico obiettivo di evitare mortificazioni ulteriori.

“Sono stato costretto a schierare Nobile per avere un punto di riferimento in avanti e Cosimo di questi tempi è al 25% della condizione. In più abbiamo preso il solito stupido gol in apertura su un lancio di 60 metri, dopo aver perso un pallone che era in nostro possesso. E così abbiamo compromesso una partita nella quale abbiamo gettato alle ortiche sei-sette occasioni da gol. E’ davvero dura perdere in questo modo”.

Una delusione acuita ancor di più dal raffronto tra l’anonimo Nardò in caduta libera verso la zona play-out e il Corato che veleggia in vetta alla graduatoria. “Mi avevano descritto il Corato come una squadra di grande qualità, capace di imporre il suo gioco. Non ho visto nulla di tutto questo. Nella ripresa hanno superato la loro metà campo un paio di volte, li abbiamo stretti in una morsa costringendoli ad una difesa ad oltranza. Tra noi e loro sembravano esserci tre categorie di differenza in nostro favore. E invece siamo qui a commentare una sconfitta davvero incredibile”.

Insomma la prestazione della squadra stavolta sembra aver convinto Toma, che pur abbacchiato e deluso non è più l’uomo senza speranze che dopo Massafra, aveva gettato la spugna. “Nel calcio contano i risultati, ma è anche vero che quando si gioca come siamo stati capaci di fare oggi, da una situazione così difficile prima o dopo si esce fuori. Oggi la squadra mi ha convinto sul piano del gioco e della reazione caratteriale. In più, quattro delle sei-sette occasioni da gol sono scaturite da schemi provati in allenamento. E’ il segno che il lavoro fatto in allenamento nell’ultimo mese inizia a produrre frutti. Certo, iniziassimo con maggiore concentrazione le nostre gare, probabilmente eviteremmo di complicarci sempre e subito la vita. Sarebbe bastato un semplice movimento per far finire Leonetti in fuorigioco, in occasione del primo gol”.

In definitiva a Toma la squadra è piaciuta ed è convinto che sia destinata a crescere. “Errori a parte, a noi oggi è mancata gente come Sisalli, Zagaria, De Pascalis. E’ mancato un Nobile in normali condizioni di forma. E dico questo perché le nostre prestazioni sono condizionate inevitabilmente dalle assenze pesanti con le quali dobbiamo fare i conti ogni domenica. Senza possibilità di soluzioni alternative a gara in corso”.

L’analisi di Antonio Toma è sostanzialmente condivisa dal presidente Proto, che prova a far buon viso a cattivo gioco. “Che dire, è un’annata che è nata male e sta continuando sulla stessa falsariga. Ogni domenica puntualmente si ripetono sempre le stesse storie. I nostri regali difensivi, l’incapacità di trovare il gol anche quando si costruisce tanto come contro il Corato. D’altronde come si può andare a rete quando si gioca senza un attaccante come a Massafra o con un attaccante in campo solo per onor di firma come oggi, considerando i problemi fisici di Nobile.

Anche questa volta, infine, il massimo dirigente granata lancia i suoi strali contro la terna arbitrale. “Quella degli errori arbitrali è un’altra costante di questa stagione. Mi pare che i due gol di Leonetti fossero entrambi in fuorigioco e che invece in una circostanza sia stato fischiato un offside a Presicce, quando invece in posizione irregolare c’era un suo compagno che non era destinatario del passaggio. Questi qui sono stati capaci anche di stravolgere l’interpretazione del fuorigioco, ovviamente a nostro danno. Speriamo soltanto di far quanto prima i punti necessari per mandare in archivio questa annata così balorda”.

Michele Climaco per Nardocalcio.com





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